L’AMACA del 26/01/2012 (Michele Serra).
Nel nostro paese il novanta per cento delle merci viaggia in camion. Al di là di ogni questione ecologica (l’impatto ambientale è disastroso), colpisce la quasi totale dipendenza dei nostri consumi dagli autotrasporti. E il conseguente, smisurato potere (anche di ricatto) che la categoria può vantare nei confronti della società intera. Se i consumi a chilometri zero e la filiera corta vi sembrano solo ridicole utopie, o snobberie da nostalgici, ecco un’ottima occasione per rifletterci sopra, come si dice, laicamente. Il mercato, da sé, non è in grado di distinguere (ne è interessato a farlo) tra consumi virtuosi e consumi viziosi. Ma noi, magari, potremmo almeno provarci. Le arance siciliane a Milano sono una logica conquista (a Milano non crescono arance), ma bere a Roma acqua minerale delle Alpi, o mangiare in Piemonte peperoni olandesi, è una fesseria indotta da interessi del tutto estranei a quelli di chi li compera e li mangia.Comperare un cibo o una merce significa anche pagargli il biglietto del viaggio, ma quasi nessuno ci pensa. I1 linguaggio dei consumi è complicato, o cominciamo a impadronircene, e a governarlo, o restiamo analfabeti, e come tali manipolatili, e sottomessi, e in balia di meccanismi destinati a sovrastarci in eterno.
Da La Repubblica del 26/01/2012





Serra mangia una merda a km zero
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un tempo i comuni davano gli orti in affitto a pochissimi soldi.A roma esistono intere zone verdi recintate per la paura di insediamento zingari e spaccio.Ma perche’ non cederli per gli orti.
Antonio
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fiera dell’ovvietà.
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